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The Joint Popular Struggle a cura del Servizio Civile Internazionale

st-pop.jpgLa resistenza a Bil’in é andata ben oltre i confini del piccolo villaggio minacciato dalla colonia di Mod’in (…) La lotta di Bil’in é diventata un simbolo non solo della resistenza palestinese contro il colonialismo israeliano ma della resistenza globale contro la strategia internazionale di ricolonizzazione del mondo. (…) Bil’in é la Soweto, la Derry, il Chiapas dell’inizio del ventunesimo secolo, con due caratteristiche, é un movimento civile nonviolento ed é bastato su una forte allenza tra la popolazione palestinese, il movimento anticolonialista israeliano e l’attivismo solidale internazionale.

Michael Warschawski, Alternative Information Centre

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Gaza Freedom March: Cronaca e alcune considerazioni politiche

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Premessa - La delegazione di Action for peace/ECCP si è trovata, per motivi organizzativi relativi al cambio obbligato di programma della GFM dell'ultimo minuto, divisa in alberghi di due zone del Cairo, molto distanti tra di loro: centro e Piramidi, con le conseguenti difficoltà di comunicazione e relazioni, oltre che, per chi era più lontano, di partecipazione ad alcune occasioni di incontro comune al centro. Questo resoconto è stato redatto sulla base di una prima bozza prodotta da Marco De Luca (Piramidi) e inviata a tutta intera la delegazione il 13 gennaio. Vi hanno contribuito tutti coloro che lo hanno voluto, delle “Piramidi” prevalentemente (il che spiega anche perché comincia dal 28, giorno di arrivo del gruppo “piramidi”, mentre un'altra parte della delegazione era già arrivata al Cairo a partire dal 25) e del “centro”. Pur essendone state fatte 5 successive stesure non pretende di essere esaustivo. Viene proposto come contributo alla discussione.

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Mettere in discussione il nostro "rapporto speciale" con Israele di Stephanie Westbrook

Una "potenza economica regionale". Ecco come l'ANIMA, la rete di agenzie  per la promozione degli investimenti nell'area mediterraneana, che comprende 70 agenzie governative e reti internazionali, ha descritto Israele nel suo rapporto /Mediterranean Investment Map/ del gennaio 2010. Il rapporto ha analizzato le economie dei 27 paesi dell'Unione europea, nonché di 9 paesi partner.
E chi potrebbe metterlo in dubbio. Vantando un tasso di crescita annua del PIL intorno al 5% dal 2004 al 2008, Israele è al 27esimo posto tra i 132 paesi inclusi nel Rapporto di competitività globale del Forum Economico Mondiale dello scorso autunno. Si è classificato al nono posto
per capacità innovativa.

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Comunicato della Piattaforma delle ONG Italiane per il Medio Oriente

Roma, 6 febbraio 2010
Le Organizzazioni non Governative italiane che operano nei Territori Occupati Palestinesi esprimono forte dissenso e preoccupazione per le dichiarazioni rilasciate dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi durante la sua visita in Israele e Betlemme e, in particolare, quelle sull' ultima aggressione militare dell'esercito israeliano a Gaza che il Presidente del Consiglio ha definito "giusta reazione ai missili di Hamas lanciati da Gaza".

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Gaza Freedom March nei giornali egiziani
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Lettera aperta al Presidente Berlusconi in occasione del suo viaggio in Israele

Signor Presidente,
 In occasione del Suo viaggio di tre giorni in Israele, insieme ad otto Ministri, e degli incontri con governo e le Autorità israeliane,
Lei ha giustamente messo in evidenza che la crescita degli insediamenti sono un serio ostacolo alla pace così come l’occupazione del Golan,  proprio per questo desideriamo richiamare la Sua attenzione sui seguenti fatti:

- Israele è uno Stato che occupa militarmente, illegalmente, i territori palestinesi da oltre 40 anni (Risoluzione Onu 242), distruggendo la suaeconomia e negando i diritti e la libertà dei suoi abitanti, violando quindi  la Quarta Convenzione di Ginevra sui doveri di una potenza occupante;

- L'estensione delle colonie, altrettanto illegali, è continua e il numero dei coloni ha superato i 400.000. Alcuni Paesi europei tra cui l'Inghilterrahanno cominciato ad effettuare controlli stringenti sulle merci importate a marchio israeliano per accertare se provenienti da tali colonie illegali. L'accordo di associazione Israele-Unione Europea, considerando illegali le colonie non prevede che le  merci di loro produzione possano usufruire della facilitazioni doganali  e condiziona la sua applicazione al rispetto dei diritti umani ma tale clausola viene quotidianamente violata;

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Abdallah Libero Subito!

FAI SENTIRE LA TUA VOCE

abdallah.jpgAbdallah Abu Rahamah, coordinatore del comitato popolare di resistenza nonviolenta di Bil’in, è in carcere dal 10 dicembre scorso. Il suo arresto è parte del piano di repressione da parte delle autorità israeliane della pratica di resistenza popolare nonviolenta del villaggio di Bil’in, che ora si è diffusa in altri villaggi palestinesi lungo il tracciato del muro. Le autorità israeliane vogliono a tutti i costi fermare tale lotta popolare perchè è andata ben oltre i confini del piccolo villaggio, perché a Bil’in, come anche a Nil’in, a Al Ma’sara e in tutti gli altri villaggi, non manifestano solo palestinesi ma anche israeliani e internazionali. E’ questa unità e questi legami tra le due società che le autorità israeliane vogliono reprimere, così come vogliono impedire che la resistenza popolare nonviolenta continui a rappresentare un esempio non solo per la popolazione palestinese e israeliana ma anche per tutti coloro che, nel mondo, credono nella libertà e nella giustizia. Per questo l’arresto di Abdallah ci coinvolge tutti, per questo è compito di tutti fare qualcosa.

Fai sentire la tua voce, per Abdallah e per il diritto al dissenso e alla resistenza popolare nonviolenta, contro l’occupazione, per la libertà!

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La Rete degli ebrei contro l'occupazione aderisce al BDS

Le continue violazioni da parte di Israele dei diritti umani dei Palestinesi hanno raggiunto limiti intollerabili sia in Israele sia nei Territori Palestinesi Occupati (TPO) ed a Gaza. Oltre le violazioni del diritto internazionale, sancito da numerose dichiarazioni della Nazioni Unite alle quali Israele ha formalmente aderito, Israele si è reso colpevole di gravissimi crimini contro l’Umanità. 

Recentemente a Gaza l’esercito israeliano ha compiuto un immane massacro di civili, con oltre 1400 morti tra cui numerosi bambini ed infanti, ben documentato nella relazione della Commissione di inchiesta delle Nazioni Unite, presieduta dal giudice Goldstone.

Un simile massacro era stato commesso da Israele nel 2006, in Libano.

L’invasione da parte di coloni israeliani, appoggiati dall’esercito, nei TPO di Cisgiordania, è proseguita e prosegue tuttora, accompagnata dalla espulsione dei Palestinesi dalle loro case e dalle loro terre.

A nulla sono valse, sinora, le condanne da parte di varie Istituzioni delle Nazioni Unite: Israele non ha ascoltato nessuna delle ingiunzioni, forte dell’appoggio degli Stati Uniti d’America e del colpevole silenzio o comunque mancanza di sanzioni da parte dell’Unione Europea.
In questa situazione, occorre arrivare ad un nuovo livello di attivismo e di presenza politica a fianco dei Palestinesi. Può avere risultati importanti e duraturi un’iniziativa delle nazioni che rispettano il Diritto Internazionale e che sanzioni Israele sia moralmente sia economicamente.

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Free Gaza, in tutti i sensi

di Amira Hass

La partenza da Ramses Street al Cairo, con circa 20 bus, è stata fissata per la mattina di lunedì 28 dicembre. Tuttavia gli organizzatori  e le organizzatrici della Gaza Freedom March sanno che i bus non arriveranno. Proprio come la domenica notte, i bus noleggiati da un gruppo di attivisti/e francesi non sono mai arrivati al loro punto di partenza – la via Charles de Gaulle del Cairo, vicino all’Ambasciata francese e in diagonale con lo zoo. 

Nella settimana precedente alla marcia, il ministro degli esteri al Cairo ha chiarito che ai manifestanti non sarebbe stato permesso di entrare a Gaza. Anche i battelli sono misteriosamente scomparsi dal Nilo sabato sera.. Le autorità egiziane sapevano che decine di attivisti e attiviste intendevano imbarcarsi e accendere candele per segnare il primo anniversario dell’attacco di Israele su Gaza e le 1400 persone uccise. 
Un totale di 1361 persone sono venute al Cairo da 43 paesi per partecipare alla Gaza Freedom March, 700 solo dagli Stati Uniti, molte di più di quante previste inizialmente. Era partita come una piccola iniziativa. Poi il gruppo femminista e pacifista Codepink la fece propria, e gradualmente si estese ad altri paesi.

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“Fayyad: L’Autorità Nazionale Palestinese libererà la West Bank dai prodotti delle colonie”

7/01/2010 - Prima di lanciare nel fuoco alcune merci prodotte nelle colonie israeliane martedì scorso, il primo ministro palestinese Salam Fayyad ha reso nota l’intenzione dell’Autorità Nazionale Palestinese di liberare i mercati locali dalle merci prodotte negli insediamenti, e liberare interamente la Cisgiordania dalle colonie israeliane. 
 
I prodotti gettati erano stati tutti trovati a bordo di camion e nei negozi della municipalità di Salfit, a sud est di Nablus, e sarebbero stati venduti ai palestinesi. Nella maggior parte dei casi, queste merci che arrivano dalle colonie sono avariate o danneggiate.

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Mio marito: arrestato per aver protestato il muro israeliano

In occasione della Giornata Internazionale dei Diritti Umani del 2008, mio marito Abdallah Abu Rahmah era a Berlino, per ricevere una medaglia dall’Organizzazione Mondiale dei Diritti Umani. L’anno seguente, nello stesso giorno – il 10 dicembre – alle 2 di notte, Abdallah è stato portato via dai soldati israeliani, che hanno fatto irruzione nella nostra casa in Cisgiordania. Abdallah è stato arrestato  per le stesse ragioni per le quali ha ricevuto il premio: la sua lotta nonviolenta per la giustizia, l’uguaglianza e la pace in Israele e Palestina.

Mio marito è un insegnante e agricoltore del villaggio palestinese di Bil’in. Quando Israele ha costruito il suo Muro dell’Apartheid qui, ha separato Bil’in da più della metà delle sue terre, per facilitare l’espansione dell’insediamento illegale di Mattityahu Est. In risposta, Abdallah e i suoi compaesani hanno avviato la campagna di resistenza nonviolenta. Ogni venerdì negli ultimi 5 anni, abbiamo marciato accanto a sostenitori israeliani e internazionali, per protestare contro il furto della nostra terra e dei nostri mezzi di sostentamento.

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Lettera di Abdallah Abu Rahmah di Bil'in

Questa lettera di Abdallah Abu Rahmah, del villaggio di Bil’in,  è stata portata fuori dalla prigione dove è rinchiuso dal suo avvocato.
Con preghiera di massima diffusione.

1 gennaio 2010

A tutti i nostri amici.

Ho segnato l’inizio del nuovo decennio imprigionato in un campo di detenzione militare. Ciò nonostante, dall’interno di una cella di detenzione dell’occupazione israeliana ho incontrato il nuovo anno con determinazione e speranza.

So che la campagna militare israeliana volta ad arrestare la leadership della lotta popolare palestinese mostra che la nostra resistenza nonviolenta è efficace. L’Occupazione è minacciata dal nostro movimento sempre crescente, ed è per questo che cercano di fermarci. Quello che però i leader israeliani non capiscono, è che la lotta popolare non può essere fermata con il nostro arresto.

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Lo striscione mosaico per Gaza nelle strade del Cairo

Non è arrivato a destinazione lo striscione mosaico con le foto da tutta l'Italia per la Gaza Freedom March, ma ha girato per le strade del Cairo. Di seguito una foto di Agence France-Presse:

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in prima pagina:
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e sotto i sette poster che componevano lo striscione: 
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Gli attivisti della Gaza Freedom March rifiutano di tacere!

C/S, Cairo, 1 gennaio 2010
Action for Peace - Italia

Gli attivisti della Gaza Freedom March rifiutano di tacere!

La delegazione italiana di Action for Peace alla Gaza Freedom March, assieme alle delegazioni provenienti da tutto il mondo, ha marciato nelle strade del Cairo il 31 dicembre in solidarietà con il popolo palestinese, per chiedere la fine dell'assedio di Gaza, la fine dell'occupazione israeliana, il rispetto del diritto internazionale e dei diritti umani. Anche se il corteo è stato immediatamente bloccato e alcuni attivisti sono
stati feriti dalla polizia egiziana, siamo riusciti a mantenere un sit-in per circa 8 ore nella piazza del Museo Egizio, rinominato dai manifestanti "Piazza Gaza Libera". A mezzanotte ci siamo riuniti di nuovo in Tahrir Square e abbiamo composto una scritta di solidarietà per Gaza con le candele . Oggi, 1 gennaio, abbiamo manifestato invece davanti all'Ambasciata Israeliana, raccogliendo la simpatia e il sostegno morale dei passanti.

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Da tutt'Italia la solidarietà per Gaza

Alcune delle foto inviate per la campagna "To Gaza, With Love". Verranno utilizzate per comporre uno striscione mosaico per portare la solidarietà di tutt'Italia alla Gaza Freedom March il 31 dicembre 2009.

Gaza ha bisogno di azioni concrete di solidarietà da parte di tutte/i.

Ecco come fare per dare un tuo contributo.

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Che il governo egiziano consenta il cammino della Gaza Freedom March

Le Autorita Egiziane hanno comunicato ieri 20 Dicembre che non intendono aprire il valico di Rafah per permettere agli oltre 1300 partecipanti da 42 paesi, di entrare nella Striscia di Gaza per la Gaza Freedom March. La motivazione addotta è la tensione in corso al confine con l'Egitto. A questo proposito il comitato organizzatore della marcia, dopo aver sentito i coordinamenti nei vari paesi, invita a proseguire il lavoro avviato e a tutti i partecipanti di recarsi al Cairo, come previsto, nei prossimi giorni.

Vi invitiamo ad accogliere anche l'indicazione di esercitare una pressione sulla Ambasciata Egiziana in Italia, che abbiamo incontato nei giorni scorsi, attraverso una valanga di mail.

La Gaza Freedom March è una espressione di solidarietà verso la popolazione di Gaza, un richiamo alla emergenza umanitaria in corso, e un forte richiamo al rispetto per il diritto internazionale. Manda la tua email all'Ambasciata Egiziana:

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La Fiom aderisce e partecipa alla Gaza Freedom March!

COMUNICATO SEGRETERIA NAZIONALE FIOM

LA FIOM aderisce e partecipa alla marcia per la libertà di Gaza del 31 dicembre, insieme a oltre 1500 partecipanti da tutto il mondo, di cui oltre 600 da paesi europei. Invita a sostenerla con iniziative anche in Italia. Aderiamo all'appello lanciato da un'ampia coalizione di personalità internazionali, europee, palestinesi e israeliane per realizzare questo evento storico e per dire con forza che LA COMUNITA INTERNAZIONALE DEVE AGIRE PER FAR RISPETTARE LA LEGALITA' INTERNAZIONALE E I DIRITTI UMANI, PER METTERE FINE ALL'ASSEDIO.

Lo scorso anno, il terribile attacco israeliano contro la popolazione di Gaza, fu condannato dalle coscienze nel nostro paese; negli stessi giorni del 2009, ricordiamo che ancora un milione e mezzo di palestinesi sono costretti a vivere nell'oppressione,  in una prigione a cielo aperto.
Non possiamo abituarci né rassegnarci ad un assedio che, violando tutte le leggi internazionali e i diritti umani fondamentali, impedisce il libero movimento di merci e persone, comprese quelle malate, bisognose di cure; sottrae le risorse essenziali per  la salute, lo studio, il lavoro e una vita dignitosa.

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L'ASSEDIO DI GAZA DEVE FINIRE!

SABATO 5 DICEMBRE 2009 ore 10.30 - 13.30
ROMA - SALA LUIGI PINTOR, via Scalo di S. Lorenzo, 67

gfm-logo.gifInterverrà Luisa Morgantini, ex vicepresidente Parlamento Europeo

Dopo l'attacco militare dello scorso dicembre, l'assedio israeliano alla popolazione di Gaza continua, contro tutte le convenzioni internazionali e i rapporti stilati dalle organizzazioni umanitarie sui disastri umani, economici e sociali, prodotti dall'offensiva militare e dall'assedio. Ciò che ha scritto il giurista Richard Goldstone, capo missione a Gaza per conto dell' ONU, nel rapporto votato a maggioranza dalla Assemblea generale delle Nazioni Unite, non lascia spazio a dubbi: sono stati commessi crimini di guerra.

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Mohammad Othman - detenuto da oltre sette settimane

Mohammad Othman

La situazione di Mohammad Othman va peggiorando -- detenuto da oltre sette settimane senza capi d'accusa e nessun contatto con i suoi avvocati dal 2 novembre.

Parte una seconda mail a valanga per esigere il suo immediato e incondizionato rilascio.

Sono passate ormai più di sette settimane da quando l'attivista palestinese Mohammad Othman è stato arrestato rientrando nella Cisgiordania da un viaggio in Norvegia. Mohammad, attivo nei movimenti nonviolenti contro il Muro dell'Apartheid e la campagna di Boicottaggio, Sanzioni e Disinvestimento (BDS), si trova ancora detenuto, in isolamento e senza sapere il motivo del fermo. E dal 2 novembre non gli è consentito incontrarsi con i suoi avvocati!

Fai sentire la tua voce, ancora una volta, per Mohammad e per il diritto al dissenso e la libertà di espressione!

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Comunicato finale Meeting BDS italiano

Meeting nazionale della campagna di
Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni per la Palestina
Pisa, c/o Rebeldia, 3-4 ottobre 2009

Noi organizzazioni italiane riunite a Pisa nel meeting nazionale del 3-4 ottobre 2009, abbiamo aderito alla campagna di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni su Israele per il rispetto della legalità internazionale, dei diritti umani e del diritto del popolo palestinese alla vita, alla terra, al ritorno e alla libertà.  Ci impegniamo a diffondere consapevolezza in Italia sulla campagna e sui fatti relativi al regime israeliano di apartheid, colonialismo e occupazione. Sottoscriviamo il documento di Bilbao compilato nell'ottobre 2008 da organizzazioni Palestinesi, Spagnole, Europee ed Israeliane progressiste, che riconosce nella campagna BDS una modalità necessaria per concretizzare la solidarietà ai Palestinesi e promuovere una pace giusta in Medioriente, e attribuisce la leadership della campagna alla società civile palestinese.

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