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The Joint Popular Struggle a cura del Servizio Civile Internazionale

st-pop.jpgLa resistenza a Bil’in é andata ben oltre i confini del piccolo villaggio minacciato dalla colonia di Mod’in (…) La lotta di Bil’in é diventata un simbolo non solo della resistenza palestinese contro il colonialismo israeliano ma della resistenza globale contro la strategia internazionale di ricolonizzazione del mondo. (…) Bil’in é la Soweto, la Derry, il Chiapas dell’inizio del ventunesimo secolo, con due caratteristiche, é un movimento civile nonviolento ed é bastato su una forte allenza tra la popolazione palestinese, il movimento anticolonialista israeliano e l’attivismo solidale internazionale.

Michael Warschawski, Alternative Information Centre

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Mettere in discussione il nostro "rapporto speciale" con Israele di Stephanie Westbrook

Una "potenza economica regionale". Ecco come l'ANIMA, la rete di agenzie  per la promozione degli investimenti nell'area mediterraneana, che comprende 70 agenzie governative e reti internazionali, ha descritto Israele nel suo rapporto /Mediterranean Investment Map/ del gennaio 2010. Il rapporto ha analizzato le economie dei 27 paesi dell'Unione europea, nonché di 9 paesi partner.
E chi potrebbe metterlo in dubbio. Vantando un tasso di crescita annua del PIL intorno al 5% dal 2004 al 2008, Israele è al 27esimo posto tra i 132 paesi inclusi nel Rapporto di competitività globale del Forum Economico Mondiale dello scorso autunno. Si è classificato al nono posto
per capacità innovativa.

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Comunicato della Piattaforma delle ONG Italiane per il Medio Oriente

Roma, 6 febbraio 2010
Le Organizzazioni non Governative italiane che operano nei Territori Occupati Palestinesi esprimono forte dissenso e preoccupazione per le dichiarazioni rilasciate dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi durante la sua visita in Israele e Betlemme e, in particolare, quelle sull' ultima aggressione militare dell'esercito israeliano a Gaza che il Presidente del Consiglio ha definito "giusta reazione ai missili di Hamas lanciati da Gaza".

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Resa dei conti per Israele

 di John Pilger
14 gennaio 2010

La farsa del Vertice sul clima a Copenhagen ha affermato un mondo guerresco sostenuto dai ricchi contro la maggior parte dell'umanità. Ha anche illuminato una resistenza crescente come forse mai prima: un internazionalismo che lega la giustizia per il pianeta ai diritti umani universali, e giustizia penale per coloro che invadono e espropriano impunemente. E le notizie migliori vengono dalla Palestina.

La resistenza dei palestinesi al furto della propria terra ha raggiunto un momento critico nel 2001 quando una conferenza delle Nazioni Unite sul razzismo a Durban, in sud Africa, ha identificato Israele come uno Stato di apartheid. Per Nelson Mandela, la giustizia per i Palestinesi è "la questione morale numero uno della nostra epoca". L'appello della società civile palestinese al boicottaggio, al ritiro degli investimenti, alle sanzioni (BDS) è uscito il 9 luglio 2005, in effetti riconvocando il grande movimento non violento che ha spazzato il mondo ed ha portato al crollo l'impalcatura dell'apartheid Africano.

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Jeff Halper: Nessun Partner per la Pace

di Jeff Halper
4 novembre 2009

È come se qualche alto funzionario, forse uno degli “zar” del Presidente Obama, magari lo Zar Addetto alla Demolizione della Credibilità Americana, abbia orchestrato una campagna sistematica per isolare gli USA dal resto del mondo, farli apparire ridicoli, ed infine ridurli al rango di potenza di secondo piano in grado di dispiegare una tremenda forza militare ma assolutamente incapace di guidarci verso un futuro migliore. Il conflitto israelo-palestinese può anche non essere il più sanguinoso del mondo, ma per molte persone è un indicatore unico degli interessi e delle intenzioni americane. Consideriamo dunque il messaggio inviato al mondo da questa serie di azioni:

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Boicotta Israele

di Neve Gordon
20 agosto 2009

Nei giornali israeliani di questa estate ci sono articoli pieni di rabbia a causa della spinta internazionale per un boicottaggio di Israele. Dai festival del cinema israeliani sono stati ritirati film, Leonard Cohen è criticato in tutto il mondo per la sua decisione di esibirsi a Tel Aviv, e l'Oxfam ha tagliato i propri legami con una portavoce di celebrità, un'attrice britannica che sostiene tra l'altro i cosmetici prodotti nei territori occupati. Chiaramente, la campagna di utilizzare le stesse tattiche che hanno contribuito a porre fine alla pratica di apartheid in Sud Africa sta guadagnando molti sostenitori in tutto il mondo.

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Due Stati o Apartheid?

di John Dugard
12 agosto 2009

È tempo che Israele faccia i conti con le questioni razziali e si trasformi, proprio come hanno fatto gli Stati Uniti negli anni 60 ed il Sud Africa negli anni 90. Il sistema legislativo duale che predomina nella Cisgiordania occupata, favorendo i coloni ebrei a scapito dei palestinesi, nel 21° secolo è inaccettabile. I coloni di Israele devono decidere se attenersi al diritto internazionale, lasciando i territori occupati o restandoci, secondo l'offerta del primo ministro palestinese Salam Fayyad, a condizione di vivere secondo la legge palestinese.

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Macerie emozionanti

di Amira Hass
30 luglio 2009

Costerà 12 milioni di dollari e occorrerà un anno intero per smantellare, polverizzare e sgomberare le 600.000 tonnellate di macerie lasciate sulla scia dell'Operazione Piombo Fuso.

Nell'area della colonia dismessa di Gan Or, tra Khan Younis e Rafah, nella Striscia di Gaza, sono state accatastate nelle ultime tre settimane circa 30.000 tonnellate di rottami di cemento. Il 9 luglio, dopo quasi sei mesi dalla conclusione dell'aggressione  alla Striscia di Gaza da parte delle Forze di Difesa Israeliane, il Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite (UNDP) ha dato inizio allo sgombero delle macerie da Gaza. Il lavoro di polverizzazione dei pezzi dei rottami di cemento comincerà tra otto giorni.

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Gli Yes Men ritirano il loro documentario dal Film Festival di Gerusalemme

di Andy Bichlbaum & Mike Bonanno
1 luglio 2009 

Cari amici del Film Festival di Gerusalemme,

Ci dispiace dover dire che abbiamo preso la difficile decisione di ritirare il nostro film "Gli Yes Men sistemano il mondo", dal Festival del Cinema di Gerusalemme in solidarietà con la campagna Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (http://www.bdsmovement.net).

Questa decisione non è stata facile, in quanto ci rendiamo conto che il festival stesso si oppone alle politiche dello Stato di Israele, e non abbiamo alcun desiderio di punire i progressisti che deplorano la violenza sponsorizzata dallo stato e commessa in loro nome.

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Esercito e polizia israeliani attaccano pacifici manifestanti durante il discorso di Netanyahu

di Ret. Col. Ann Wright 
15 giugno 2009

Mentre il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu faceva un importante discorso sulla politica estera a Tel Aviv University il 14 giugno 2009, all'esterno dell'università la polizia israeliana ha attaccato un gruppo di manifestanti internazionali che protestavano contro l'invasione israeliana di Gaza, gli insediamenti illegali e il muro dell'apartheid.

Il pesante trattamento da parte della polizia della delegazione di CODEPINK: Donne per la Pace è iniziato subito dopo che hanno aperto diversi striscioni rosa con scritto "Free Gaza" e "End the Occupation". La co-fondatrice di CODEPINK, Medea Benjamin, e l'attivista newyorkese, Zool Zulkowitz, sono stati fisicamente trascinati lungo la strada lontano dal cancello d'ingresso al Bar Ilan University dove entravano pubblico e stampa per ascoltare il discorso.

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Chi fermerà gli ebrei dell'AIPAC prima che sia troppo tardi?

di Medea Benjamin
6 maggio 2009

Mentre le guardie di sicurezza del Washington Convention Center mi afferravano durante la conferenza AIPAC per aver aperto uno striscione con la scritta "E che ne è di Gaza?", mi si straziava il cuore. Non erano tanto le guardie che stavano tirando le mie braccia da dietro trascinandomi - assieme a altre 5 donne di CODEPINK - fuori della sala. Loro stavano facendo il loro lavoro.

Ciò che mi addolorava era l'odio che sentivo del personale dell'AIPAC il quale stracciò lo striscione e coprì la mia bocca con le mani mentre cercavo di gridare: "Che ne è di Gaza? Che ne sarà dei bambini?" "Chiudi quel caz-- di bocca. Chiudi quel caz-- di bocca", mi urlava uno dello staff, rosso in faccia e sudando mentre correva accanto a me. "Questo non è il luogo per dire quella merda. Levati dalle palle".

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