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Boicottaggio mira al rispetto per il Diritto Internazionale; Non è contro i cittadini israeliani

s-agrx.jpgNon è contro i cittadini israeliani Il 18 Maggio 2010, a seguito di una campagna della società civile promossa dalla coalizione STOP AGREXCO a cui aderiscono più di 50 associazioni nazionali e locali, sindacati e partiti politici, due importanti catene italiane di supermercati, COOP e Conad, hanno dichiarato la sospensione della vendita dei prodotti provenienti dalle colonie israeliane nei territori palestinesi occupati. Questi prodotti sono prevalentemente commercializzati dalla società israeliana Agrexco che ha riconosciuto durante un procedimento penale in Inghilterra nel novembre 2006, che il 70% di tutti i prodotti agricoli provenienti dalle colonie sono da essa distribuiti in Europa con il marchio Carmel. La decisione di COOP e Conad è stata presa nel rispetto della legalità internazionale e del diritto dei consumatori a non comprare merci prodotte illegalmente. Infatti, ..

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CHI BOICOTTA CHI? di Alessandra Mecozzi Ufficio internazionale Fiom

In questi giorni si svolgono due iniziative importanti promosse dal movimento di solidarietà internazionale con la Palestina: la campagna Stop Agrexco in Italia (attiva anche in Inghilterra e in Francia) e la  partenza di 8 navi “La flotta della libertà” per raggiungere Gaza con aiuti umanitari e circa 800, tra attivisti e parlamentari, a bordo.

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Stéphane Hessel : "Israele beneficia di un'impunità scandalosa"

Par Propos recueillis par Claire Gallien

 hessel.jpgCo-autore della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, questo grande testimone del XX°secolo, ardente militante della pace e della nonviolenza, ha posto tutto il peso della sua autorità morale al servizio di una causa: il diritto dei Palestinesi ad uno Stato vivibile.Ambasciatore di Francia, Stéphane Hessel, 93 anni, ha difeso per tutta la sua vita l'applicazione del diritto internazionale. Nato a Berlino alla fine della Prima Guerra mondiale da padre ebreo e madre protestante, lascia la Germania nel 1924 e risponde all'appello del Generale De Gaulle nel 1941. Arrestato e in seguito deportato, si salva dai campi di concentramento e alla fine della guerra entra nell'Onu a capo del gabinetto di Henri Laugier, segretario aggiunto dell'organizzazione. Partecipa nel 1948 alla redazione della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo. Da allora lotta su tutti i fronti per il rispetto del diritto internazionale, concentrando la sua attività nel conflitto israelo-palestinese. Leggi tutti

 
The Joint Popular Struggle a cura del Servizio Civile Internazionale

st-pop.jpgLa resistenza a Bil’in é andata ben oltre i confini del piccolo villaggio minacciato dalla colonia di Mod’in (…) La lotta di Bil’in é diventata un simbolo non solo della resistenza palestinese contro il colonialismo israeliano ma della resistenza globale contro la strategia internazionale di ricolonizzazione del mondo. (…) Bil’in é la Soweto, la Derry, il Chiapas dell’inizio del ventunesimo secolo, con due caratteristiche, é un movimento civile nonviolento ed é bastato su una forte allenza tra la popolazione palestinese, il movimento anticolonialista israeliano e l’attivismo solidale internazionale.

Michael Warschawski, Alternative Information Centre

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Mettere in discussione il nostro "rapporto speciale" con Israele di Stephanie Westbrook

Una "potenza economica regionale". Ecco come l'ANIMA, la rete di agenzie  per la promozione degli investimenti nell'area mediterraneana, che comprende 70 agenzie governative e reti internazionali, ha descritto Israele nel suo rapporto /Mediterranean Investment Map/ del gennaio 2010. Il rapporto ha analizzato le economie dei 27 paesi dell'Unione europea, nonché di 9 paesi partner.
E chi potrebbe metterlo in dubbio. Vantando un tasso di crescita annua del PIL intorno al 5% dal 2004 al 2008, Israele è al 27esimo posto tra i 132 paesi inclusi nel Rapporto di competitività globale del Forum Economico Mondiale dello scorso autunno. Si è classificato al nono posto
per capacità innovativa.

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Comunicato della Piattaforma delle ONG Italiane per il Medio Oriente

Roma, 6 febbraio 2010
Le Organizzazioni non Governative italiane che operano nei Territori Occupati Palestinesi esprimono forte dissenso e preoccupazione per le dichiarazioni rilasciate dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi durante la sua visita in Israele e Betlemme e, in particolare, quelle sull' ultima aggressione militare dell'esercito israeliano a Gaza che il Presidente del Consiglio ha definito "giusta reazione ai missili di Hamas lanciati da Gaza".

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Resa dei conti per Israele

 di John Pilger
14 gennaio 2010

La farsa del Vertice sul clima a Copenhagen ha affermato un mondo guerresco sostenuto dai ricchi contro la maggior parte dell'umanità. Ha anche illuminato una resistenza crescente come forse mai prima: un internazionalismo che lega la giustizia per il pianeta ai diritti umani universali, e giustizia penale per coloro che invadono e espropriano impunemente. E le notizie migliori vengono dalla Palestina.

La resistenza dei palestinesi al furto della propria terra ha raggiunto un momento critico nel 2001 quando una conferenza delle Nazioni Unite sul razzismo a Durban, in sud Africa, ha identificato Israele come uno Stato di apartheid. Per Nelson Mandela, la giustizia per i Palestinesi è "la questione morale numero uno della nostra epoca". L'appello della società civile palestinese al boicottaggio, al ritiro degli investimenti, alle sanzioni (BDS) è uscito il 9 luglio 2005, in effetti riconvocando il grande movimento non violento che ha spazzato il mondo ed ha portato al crollo l'impalcatura dell'apartheid Africano.

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Jeff Halper: Nessun Partner per la Pace

di Jeff Halper
4 novembre 2009

È come se qualche alto funzionario, forse uno degli “zar” del Presidente Obama, magari lo Zar Addetto alla Demolizione della Credibilità Americana, abbia orchestrato una campagna sistematica per isolare gli USA dal resto del mondo, farli apparire ridicoli, ed infine ridurli al rango di potenza di secondo piano in grado di dispiegare una tremenda forza militare ma assolutamente incapace di guidarci verso un futuro migliore. Il conflitto israelo-palestinese può anche non essere il più sanguinoso del mondo, ma per molte persone è un indicatore unico degli interessi e delle intenzioni americane. Consideriamo dunque il messaggio inviato al mondo da questa serie di azioni:

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Boicotta Israele

di Neve Gordon
20 agosto 2009

Nei giornali israeliani di questa estate ci sono articoli pieni di rabbia a causa della spinta internazionale per un boicottaggio di Israele. Dai festival del cinema israeliani sono stati ritirati film, Leonard Cohen è criticato in tutto il mondo per la sua decisione di esibirsi a Tel Aviv, e l'Oxfam ha tagliato i propri legami con una portavoce di celebrità, un'attrice britannica che sostiene tra l'altro i cosmetici prodotti nei territori occupati. Chiaramente, la campagna di utilizzare le stesse tattiche che hanno contribuito a porre fine alla pratica di apartheid in Sud Africa sta guadagnando molti sostenitori in tutto il mondo.

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Due Stati o Apartheid?

di John Dugard
12 agosto 2009

È tempo che Israele faccia i conti con le questioni razziali e si trasformi, proprio come hanno fatto gli Stati Uniti negli anni 60 ed il Sud Africa negli anni 90. Il sistema legislativo duale che predomina nella Cisgiordania occupata, favorendo i coloni ebrei a scapito dei palestinesi, nel 21° secolo è inaccettabile. I coloni di Israele devono decidere se attenersi al diritto internazionale, lasciando i territori occupati o restandoci, secondo l'offerta del primo ministro palestinese Salam Fayyad, a condizione di vivere secondo la legge palestinese.

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Macerie emozionanti

di Amira Hass
30 luglio 2009

Costerà 12 milioni di dollari e occorrerà un anno intero per smantellare, polverizzare e sgomberare le 600.000 tonnellate di macerie lasciate sulla scia dell'Operazione Piombo Fuso.

Nell'area della colonia dismessa di Gan Or, tra Khan Younis e Rafah, nella Striscia di Gaza, sono state accatastate nelle ultime tre settimane circa 30.000 tonnellate di rottami di cemento. Il 9 luglio, dopo quasi sei mesi dalla conclusione dell'aggressione  alla Striscia di Gaza da parte delle Forze di Difesa Israeliane, il Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite (UNDP) ha dato inizio allo sgombero delle macerie da Gaza. Il lavoro di polverizzazione dei pezzi dei rottami di cemento comincerà tra otto giorni.

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