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Mohammad Othman libero ora!

othman.jpgIl 22 settembre, Mohammad Othman è stato arrestato da militari israeliani sul ponte Allenby Crossing al confine tra Giordania e Palestina. È ora detenuto presso la prigione di Huwara come prigioniero di coscienza, un arresto dettato solo dal suo lavoro in favore dei diritti umani.

Mohammad, 33 anni, ha dedicato gli ultimi 10 anni della sua vita a difendere i diritti dei Palestinesi. Ha preso parte alla Anti-Apartheid Wall Campaign (Campagna contro il Muro dell’Apartheid), contro l’espropriazione delle terre ai contadini palestinesi e contro la partecipazione di Israele e del business internazionale alle violazioni  dei diritti umani dei Palestinesi.

Il suo villaggio, Jayyous, è stato distrutto a seguito della costruzione del Muro dell’Apartheid e di Zufism – una colonia fondata dalle aziende di Lev Leviev. Queste sono soggette ad una efficace campagna di boicottaggio a causa della loro violazione dei diritti dei Palestinesi.

Mohammed era di ritorno da un viaggio in Norvegia durante il quale era entrato in contatto con eminenti funzionari tra cui il Ministro delle Finanze Kristen Halvorsen. Il Fondo Pensione Nazionale norvegese ha annunciato che ha ritirato i propri investimenti dalla società Elbit, la compagnia israeliana che fornisce sia droni UAV sia altra tecnologia militare alle Forze di Occupazione, tanto quanto sistemi di sicurezza per le colonie e la barriera.

Non è la prima volta che difensori dei diritti dei Palestinesi vengano arrestati successivamente ad un viaggio all’estero. Recentemente, Muhammad Srour, uno dei testimoni oculari presso la Missione ONU per l’accertamento dei fatti avvenuti a Ghaza, è stato arrestato mentre rientrava da Ginevra.

Questo arresto è un chiaro atto di rappresaglia nei confronti di Srour che denuncia apertamente le violazioni del diritto internazionale da parte di Israele. L’arresto dei palestinesi al loro rientro da un viaggio è un’altra tattica israeliana che mira a zittire chi difende i diritti umani dei Palestinesi. Questa tattica va a completamento di una più generale politica di isolazionismo del Popolo Palestinese segregato dietro posti di controllo, muri e recinzioni elettrificate.

Noi ci appelliamo alle organizzazioni di solidarietà internazionale e di difesa dei diritti umani perchè agiscano immediatamente al fine di sollevare l’attenzione su questa vicenda e sostengano il rilascio di Mohammad Othman.

Azioni raccomandate:

Mohammad Othman rappresenta solo uno dei 11.000 palestinesi attualmente detenuti nelle carceri israeliane. Più di 800 sono detenuti in “custodia amministrativa”, il che significa che sono imprigionati (a tempo indeterminato) senza capi d’accusa. I movimenti di solidarietà internazionale ed i governi devono considerare Israele responsabile e porre fine alla repressione su larga scala e agli imprigionamenti di massa dei palestinesi come parte dei loro sforzi per arrivare al termine dell’occupazione e ripristinare i diritti dei Palestinesi.

Per maggiori informazioni contattate: Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo  

Fac-simile della lettera alle Ambasciate e ai Ministeri degli Esteri: 

Egregio Dott. x,

Le scrivo per esprimerLe la mia più profonda preoccupazione relativamente alla detenzione di Mohammad Othman, avvenuta il 22 settembre al confine tra Giordania e Linea Verde. Stava rientrando da una missione in Norvegia.

Temo che il fermo di Mohammad Othman sia il risultato della sua pacifica azione di critica in merito alle violazioni del diritto internazionale operato dalle autorità israeliane. Le accuse contro Mohammad Othman non sono state chiarificate, tuttavia c’è ragione di pensare che sia un prigioniero di coscienza, arrestato semplicemente per il suo lavoro nell’ambito dei diritti umani svolto attraverso organizzazioni legalmente riconosciute.

Le chiedo di prendere tutte le misure necessarie, incluse interrogazioni ufficiali e proteste, per garantire l’immediato e incondizionato rilascio di Mohammad. Inoltre, durante la sua detenzione, egli dovrebbe essere protetto da ogni forma di tortura o maltrattamento e le condizioni della sua custodia dovrebbero rispettare i principi del diritto internazionale.

La ringrazio per la Sua sollecita attenzione riguardo a questa urgente questione.

Distinti saluti,