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domenica 02 maggio 2010 |
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di Saed Bannoura *
29/04/2010
Come evidenziano i palestinesi nella Giornata dei Prigionieri di sabato 17 marzo, almeno 8.500 detenuti, compresi donne e bambini, come pure parecchi legislatori e funzionari, sono tuttora imprigionati da Israele in diverse carceri, centri per gli interrogatori e campi di detenzione.
Venerdì, il Centro Palestinese per la Difesa dei Detenuti e per i Diritti Umani ha dichiarato, in una conferenza stampa, che Israele sta tenendo ancora in carcere, violando in tal modo i loro diritti fondamentali, circa 8.500 detenuti, tra i quali sono inclusi 340 bambini, 37 donne, mentre 1.600 detenuti hanno necessità urgente di assistenza medica. Questo numero comprende anche funzionari palestinesi eletti, legislatori e ministri.
Il Centro ha aggiunto che il numero dei detenuti che sono deceduti nelle prigioni israeliane a causa delle torture inflitte e della mancanza di assistenza medica è arrivato alla cifra di ben 196 detenuti.
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lunedì 18 gennaio 2010 |
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Nel villaggio beduino Jahalin di Al Akmar un progetto con materiale
riciclato rischia di essere demolito per far posto alla statale
Gerusalemme-Gerico o all’ennesima espansione delle colonie
di Barbara Antonelli
Quella dei beduini in Palestina è una storia fatta di espulsioni, demolizioni e confische di terre e proprietà. Forzatamente allontanati dalle loro case tradizionali nell’area del Neghev, tre quarti di loro sono diventati profughi nel 1948, come migliaia di palestinesi, in seguito alla creazione dello Stato di Israele, per poi spostarsi in diverse aree della West Bank. All’inizio degli anni 50 solo 11.000 beduini delle 7 tribù nomadi rimanevano infatti nel Neghev e fino al 1952 Israele non ha mai rilasciato loro alcun tipo di documento identificativo. Circa il 20% dei beduini non è nemmeno registrato nella voce “rifugiato”, di fatto sulla carta è come se non esistessero.
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domenica 10 gennaio 2010 |
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Le
continue violazioni da parte di Israele dei diritti umani dei
Palestinesi hanno raggiunto limiti intollerabili sia in Israele sia nei
Territori Palestinesi Occupati (TPO) ed a Gaza. Oltre le violazioni del
diritto internazionale, sancito da numerose dichiarazioni della Nazioni
Unite alle quali Israele ha formalmente aderito, Israele si è reso
colpevole di gravissimi crimini contro l’Umanità.
Recentemente a Gaza l’esercito israeliano ha compiuto un immane
massacro di civili, con oltre 1400 morti tra cui numerosi bambini ed
infanti, ben documentato nella relazione della Commissione di inchiesta
delle Nazioni Unite, presieduta dal giudice Goldstone.
Un simile massacro era stato commesso da Israele nel 2006, in Libano.
L’invasione da parte di coloni israeliani, appoggiati dall’esercito,
nei TPO di Cisgiordania, è proseguita e prosegue tuttora, accompagnata
dalla espulsione dei Palestinesi dalle loro case e dalle loro terre.
A nulla sono valse, sinora, le condanne da parte di varie Istituzioni
delle Nazioni Unite: Israele non ha ascoltato nessuna delle
ingiunzioni, forte dell’appoggio degli Stati Uniti d’America e del
colpevole silenzio o comunque mancanza di sanzioni da parte dell’Unione
Europea.
In questa
situazione, occorre arrivare ad un nuovo livello di attivismo e di
presenza politica a fianco dei Palestinesi. Può avere risultati
importanti e duraturi un’iniziativa delle nazioni che rispettano il Diritto Internazionale e che sanzioni Israele sia moralmente sia economicamente.
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giovedì 07 gennaio 2010 |
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7/01/2010 - Prima di lanciare nel fuoco alcune merci prodotte nelle colonie israeliane martedì scorso, il primo ministro palestinese Salam Fayyad ha reso nota l’intenzione dell’Autorità Nazionale Palestinese di liberare i mercati locali dalle merci prodotte negli insediamenti, e liberare interamente la Cisgiordania dalle colonie israeliane.
I prodotti gettati erano stati tutti trovati a bordo di camion e nei negozi della municipalità di Salfit, a sud est di Nablus, e sarebbero stati venduti ai palestinesi. Nella maggior parte dei casi, queste merci che arrivano dalle colonie sono avariate o danneggiate.
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lunedì 04 gennaio 2010 |
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In occasione della Giornata Internazionale dei Diritti Umani del 2008, mio marito Abdallah Abu Rahmah era a Berlino, per ricevere una medaglia dall’Organizzazione Mondiale dei Diritti Umani. L’anno seguente, nello stesso giorno – il 10 dicembre – alle 2 di notte, Abdallah è stato portato via dai soldati israeliani, che hanno fatto irruzione nella nostra casa in Cisgiordania. Abdallah è stato arrestato per le stesse ragioni per le quali ha ricevuto il premio: la sua lotta nonviolenta per la giustizia, l’uguaglianza e la pace in Israele e Palestina.
Mio marito è un insegnante e agricoltore del villaggio palestinese di Bil’in. Quando Israele ha costruito il suo Muro dell’Apartheid qui, ha separato Bil’in da più della metà delle sue terre, per facilitare l’espansione dell’insediamento illegale di Mattityahu Est. In risposta, Abdallah e i suoi compaesani hanno avviato la campagna di resistenza nonviolenta. Ogni venerdì negli ultimi 5 anni, abbiamo marciato accanto a sostenitori israeliani e internazionali, per protestare contro il furto della nostra terra e dei nostri mezzi di sostentamento.
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sabato 02 gennaio 2010 |
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In un articolo, che ha intitolato molto giustamente, “Il blocco è terrorismo!”Uri Avneri racconta la manifestazione di Gush Shalom ed altre organizzazioni pacifiste per commemorare la guerra di Gaza, in cui la rivendicazione principale era: togliere l’assedio di Gaza. Circa 3000 manifestanti si sono riuniti in piazza Rabin a Tel Aviv il 2 gennaio 2010 ed hanno marciato fino a piazza del Museo dove si è tenuto il meeting di protesta. I manifestanti scandivano (in ebraico): “Gaza non disperare! Metteremo fine all’occupazione”, “Israele, noi ci vergognamo: il blocco è inumano”. A parte lo slogan di Gush Shalom, “Il blocco è terrorismo”, c’erano anche gli slogan della Coalizione delle donne che dicevano: “Le donne attraversano le frontiere. Libertà e giustizia per Gaza”.
Molte persone ragguardevoli hanno preso la parola: Uri Avneri; Eilat Maoz della Coalizione delle donne che ha detto: “Attorno a noi in questa città vediamo criminali di guerra che hanno commesso queste azioni a Gaza. Essi vivono in pace, senza temere inchieste o punizioni”; Nasser Rawl, padre di una delle famiglie espulse dalla loro casa a Gerusalemme-Est; MK Hanin Zuabi (Balad); Yael Yaphet (L’arcobaleno Mizrahi); Abir Kopti (Hadash); Nurit Peled-Elhanan. Ecco il suo discorso tradotto in italiano da Marianita D'Ambrogio delle DonneinNero di Padova.
Commemorazione del primo anno della guerra di Gaza.
Buona sera a tutti quelli che sono venuti per ricordare il primo anniversario del massacro di Gaza e per protestare contro l’atteggiamento compiaciuto che gli abitanti di questa città ostentano di fronte al lento e ininterrotto annientamento di Gaza e di tutta la Palestina.
Se fosse stato chiesto a dei bambini della scuola d’infanzia: “Cos’hai imparato a scuola quest’anno, mio caro piccolo ragazzino?”, avremmo potuto avere molti tipi di risposta.
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venerdì 01 gennaio 2010 |
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Questa lettera di Abdallah Abu Rahmah, del villaggio di Bil’in, è stata portata fuori dalla prigione dove è rinchiuso dal suo avvocato.
Con preghiera di massima diffusione.
1 gennaio 2010
A tutti i nostri amici.
Ho segnato l’inizio del nuovo decennio imprigionato in un campo di detenzione militare. Ciò nonostante, dall’interno di una cella di detenzione dell’occupazione israeliana ho incontrato il nuovo anno con determinazione e speranza.
So che la campagna militare israeliana volta ad arrestare la leadership della lotta popolare palestinese mostra che la nostra resistenza nonviolenta è efficace. L’Occupazione è minacciata dal nostro movimento sempre crescente, ed è per questo che cercano di fermarci. Quello che però i leader israeliani non capiscono, è che la lotta popolare non può essere fermata con il nostro arresto.
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mercoledì 04 novembre 2009 |
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Mohammed Khatib e i suoi sostenitori in Cisgiordania sperano di radunarne altri per una campagna pacifica. Mentre la comunità palestinese sembra per lo più indifferente, l'esercito Israeliano non ne è divertito.
Los Angeles Times
di Richard Boudreaux
November 4, 2009
Bil'in, Cisgiordania - Ogni Venerdì, le forze di Mohammed Khatib si radunano per la battaglia con l'esercito israeliano e raccolgono le loro armi: un megafono, striscioni - e la forte convinzione che la protesta pacifica può portare allo Stato palestinese.
In poche centinaia i coraggiosi marciano verso la barriera israeliana che separa la piccola comunità agricola di Bilin da gran parte della sua terra. Cantando e inneggiando. Alcuni ragazzi lanciano pietre.
Khatib ha contribuito a lanciare il rito settimanale partito cinque anni fa nel tentativo di "rinominare" la lotta palestinese, spesso associata agli attacchi di razzi e agli attentatori suicidi.
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lunedì 02 novembre 2009 |
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Il 23 ottobre, alla Camera dei deputati statunitense è stata presentata una risoluzione bipartisan chiedendo al Presidente Obama e al Segretario di Stato Clinton di "opporsi in modo inequivocabile a qualsiasi approvazione o ulteriore esame" del rapporto Goldstone su Gaza.
Il Giudice Goldstone ha scritto una lettera agli autori, i presidenti di maggioranza e opposizione della Commissione Affari Esteri, rispondendo punto per punto alla risoluzione. Il voto è programmato per martedì 3 novembre, un giorno prima del voto dell'Assemblea Generale dell'ONU sullo stesso rapporto.
Di seguito, un articolo del deputato Robert Baird pubblicato il giorno del voto su Roll Call, uno dei più importanti giornali politici di Washington.
Israele e Gaza, meritano di meglio che la risoluzione H. Res. 867
di Rep. Brian Baird
2 novembre 2009
Prima che i membri della Camera dei deputati votino la risoluzione H. Res. 867 sul rapporto Goldstone delle Nazioni Unite sul conflitto di Gaza, ci sono alcune domande che vale la pena di fare.
In primo luogo, perché stiamo per votare questa risoluzione senza aver mai dato all'ex giudice della Corte costituzionale sud africano Richard Goldstone una audizione per spiegare i risultati del rapporto? Hanno coloro che voteranno per H. Res. 867 letto la risoluzione? Hanno letto la relazione Goldstone? Sono consapevoli del fatto che il Giudice Goldstone ha emesso una risposta punto-per-punto, disponibile sul mio sito web, alla risoluzione H. Res. 867 ricordando che molte delle sue affermazioni sono di fatto inesatte o profondamente fuorvianti?
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giovedì 29 ottobre 2009 |
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Pur essendo sotto occupazione israeliana da più di quarant’anni, i Territori palestinesi non possono beneficiare delle agevolazioni fiscali previste dagli accordi commerciali esistenti tra lo Stato ebraico e l’Unione europea.
A stabilirlo, oggi, è stato l’avvocato generale della Corte europea di giustizia, intervenuto su sollecitazione della giustizia tedesca, davanti alla quale aveva fatto ricorso la società Brita.
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