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Mio marito: arrestato per aver protestato il muro israeliano

In occasione della Giornata Internazionale dei Diritti Umani del 2008, mio marito Abdallah Abu Rahmah era a Berlino, per ricevere una medaglia dall’Organizzazione Mondiale dei Diritti Umani. L’anno seguente, nello stesso giorno – il 10 dicembre – alle 2 di notte, Abdallah è stato portato via dai soldati israeliani, che hanno fatto irruzione nella nostra casa in Cisgiordania. Abdallah è stato arrestato  per le stesse ragioni per le quali ha ricevuto il premio: la sua lotta nonviolenta per la giustizia, l’uguaglianza e la pace in Israele e Palestina.

Mio marito è un insegnante e agricoltore del villaggio palestinese di Bil’in. Quando Israele ha costruito il suo Muro dell’Apartheid qui, ha separato Bil’in da più della metà delle sue terre, per facilitare l’espansione dell’insediamento illegale di Mattityahu Est. In risposta, Abdallah e i suoi compaesani hanno avviato la campagna di resistenza nonviolenta. Ogni venerdì negli ultimi 5 anni, abbiamo marciato accanto a sostenitori israeliani e internazionali, per protestare contro il furto della nostra terra e dei nostri mezzi di sostentamento.

Nel settembre del 2007, la Corte Suprema Israeliana ha stabilito che il percorso del Muro nel villaggio di Bil’in era illegale, e che avrebbe dovuto essere modificato. Oltre due anni dopo il Muro rimane, inamovibile. Molte persone ne sono state scoraggiate, ma Abdallah ha detto loro che la pressione della nostra campagna e il supporto internazionale avrebbero potuto abbattere il Muro.

Così come la lotta cresce qui, i tentativi di porre fine alle nostre azioni sono stati intensificati. L’esercito è stato incaricato di usare le armi contro i manifestanti e di arrestare i partecipanti alle azioni di protesta. Il nostro amato amico Bassem Abu Rahmah è stato ucciso dai soldati israeliani mentre cercava di parlare con loro, partecipando a una manifestazione. Altre 77 persone sono state arrestate durante violenti raid notturni.

Tra gli arrestati c’è anche il cugino di Abdallah, Adeeb Abu Rahmah che, come Abdallah, non ha mai mancato una manifestazione e non è mai stato violento. Adeeb, padre di nove figli, è rimasto in prigione per cinque mesi, con nessuna prospettiva di uscire. Dalla prima volta che la nostra casa è stata invasa, nostra figlia Luma, di sette anni, ha iniziato a svegliarsi la notte urlando, e nostra figlia Layan, di cinque anni, a bagnare il letto. Soltanto nostro figlio Laith, di nove mesi, continua a sorridere e ridacchiare, ma io piango quando cerca suo padre.

Personalità politiche come l’ex presidente Jimmy Carter e l’Arcivescovo Desmond Tutu, uno dei leader della lotta contro l’Apartheid in Sud Africa, hanno visitato il nostro villaggio. Sono stati con Abdallah presso la tomba di Bassem, lo scorso agosto. Il signor Tutu ci ha detto: “Un uomo semplice chiamato Gandhi ha condotto l’efficace lotta nonviolenta in India, e persone semplici come Rosa Parks e Martin Luther King hanno portato avanti le lotte per i diritti civili negli Stati Uniti. Persone semplici qui a Bil’in stanno conducendo una lotta nonviolenta che li porterà ad ottenere la propria libertà”.

Il pomeriggio precedente al suo arresto, Abdallah ha preparato il discorso da leggere a suo nome presso l’Organizzazione Mondiale dei Diritti Umani, dal momento che Israele non gli ha permesso di raggiungere la Germania per partecipare alla cerimonia. Abdallah ha scritto:

“Avrei voluto essere con voi per condividere la gioia dei nostri colleghi che ricevono il premio di quest’anno, e per celebrare con voi il 20° anniversario della caduta del Muro di Berlino. Ma l’Occupazione non solo ruba il nostro Stato, la nostra terra e molto spesso le nostre esistenze; ci priva anche di molti bellissimi momenti”.

“Mia madre è morta in un ospedale a Gerusalemme Est, la nostra storica capitale occupata, in agosto. L’Occupazione israeliana mi ha negato il permesso di stare accanto a lei. Un amico israeliano ha tenuto un cellulare vicino all’orecchio di mia madre cosicché io potessi dirle addio, e ringraziarla per tutto l’amore che mi aveva dato. Nel buio di tutte le difficoltà che l’Occupazione ci impone, la solidarietà in tutto il mondo di persone alla ricerca della giustizia come voi ci dà la forza per andare avanti”.

“Diversamente da Israele, noi non possediamo armi nucleari ed eserciti, ma non vogliamo e non abbiamo bisogno di queste cose. Con il vostro supporto e la giustizia della nostra causa, riusciremo ad abbattere il Muro dell’Apartheid israeliano”.

Dodici ore dopo Abdallah è stato prelevato da casa nostra e portato in un carcere militare. Ho sentito che il presidente Obama ha ricevuto il premio Nobel per la Pace, e ha parlato di “uomini e donne nel mondo che sono stati arrestati e picchiati nel perseguimento della giustizia”. Ho pensato a Bassem, Adeeb e a mio marito, e mi sono chiesta se il presidente Obama farà qualcosa per sostenere la nostra lotta per la libertà.

Majida Abu Rahmah